INTERVISTA A MARTIN BASILE

di Simona Cappelli

Come nasce la tua passione per la musica?

Una sorta di daimon socratico mi ha sussurrato all’orecchio che c’era bisogno di me.

 

Quali sono i tuoi riferimenti musicali attuali? I cantautori della scuola genovese che ruolo hanno avuto nella tua formazione artistica?

I cantautori genovesi, me li sono mangiati tutti. Mangio spesso anche carpaccio di ricciola ed astice alla catalana. Come riferimenti possiamo partire da qui.

 

Tra tutte le collaborazioni che hai intrapreso con i vari artisti, ti ricordi di una particolarmente significativa? 

Fin dall’inizio ho avuto la fortuna di collaborare con un artista che stimo e da cui ho imparato moltissimo: Martin Basile.

 

C'è stato un momento di svolta nella tua carriera? Se sì, qual è stato?

Non direi. Il mio è un unico sentiero verso la gloria eterna.

 

Hai scelto di appoggiarti ad una band per i tuoi live da solista. Quanto influisce lo spirito d'aggregazione sull'equilibrio di un gruppo?

Siamo tutti persone votate alla Kalokagathia, che è quanto di più equilibrato ed imperturbabile possa esserci.

 

Non si può non menzionare la tua partecipazione all’ottava edizione di X Factor Italia insieme alla cantante Diandra Delfino. Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Se avessi la possibilità di tornare indietro, parteciperesti nuovamente a un talent?

È stato illuminante: mi ha insegnato come anche un totale incompetente possa millantare gli strumenti cognitivi necessari a giudicare il lavoro di un vero artista. Se dovessi fare nuovamente dono della mia presenza ad una trasmissione simile, sarebbe in virtù del mio spirito civilizzatore. Dove c'è da educare, io arrivo.

 

I tuoi brani si differenziano notevolmente da quelli di altri tuoi colleghi nella scena Hip Hop: rifermenti letterari, citazioni di cultura, arte e poesia, uniti ad una continua ricerca musicale che fonde Hip Hop, Trap, Soul e Vaporwave. Immagino che ci siano pro e contro nell’avere il coraggio di distinguersi. Forse i numerosi riferimenti letterari avrebbero potuto rischiare di annoiare i giovani e rendere i tuoi brani poco comprensibili ai più, dunque come hai aggirato l'ostacolo?

I giovani si sono rotti il cazzo di essere incoraggiati all’ignoranza. Se oggi il trash dilaga non è certo per colpa dei ventenni. Più probabile che la responsabilità sia di quei cinquantenni che postano cagnolini sui social, non distinguono le fake news e non hanno più la forza di mettere in discussione nulla, compresi se stessi. Le generazioni che hanno preceduto la mia dovrebbero tornare sui banchi di scuola e smettere di sottovalutarci. I giovani hanno voglia di musica intelligente come la mia.

Cosa leggi preferibilmente? 

Questa domanda è un po’ troppo intima.

 

Quando ti approcci alla scrittura di un nuovo brano, qual è l’aspetto al quale dai maggiore priorità? Quale pensi sia l’ingrediente che non può mancare?

La priorità, come sempre, è l’enogastronomia. Senza un buon pasto, accompagnato da un buon vino, è impossibile lavorare come si deve.

 

Arrivando ai tuoi ultimi lavori, a breve uscirà Zibaldone Freestyle, il tuo nuovo singolo. Esiste qualche aneddoto in particolare riguardo al testo o al video?

Zibaldone è il prototipo di un nuovo modo di poetare radicato nella tradizione (che può essere intesa come quella letteraria, così come quella più recente dell’hip hop), ma proiettato verso l'avanguardia. Sicuramente i tentativi diplomatici di Silvio nei confronti dell’accademia della Crusca sono stati un momento fondamentale nella genesi del brano. Ci tengo a sottolineare che siamo sempre aperti al dialogo.

 

Pur essendo originario di Recco, quindi in provincia, ormai è più corretto identificarti all'interno della scena genovese. Qual è il tuo rapporto con Genova? Come vivi la scena Hip Hop in questa città?

La scena hip hop genovese si fa sempre più nutrita e competitiva a livello nazionale. Personalmente sono un ammiratore di Lil’ Christopher Colombo e del circolo degli Scipioni.

 

Da poco sei entrato a far parte dell’etichetta discografica genovese Neverland Records. Come sei entrato in contatto con questa realtà?

Un giorno sono venuti a cercarmi direttamente nell’Iperuranio. Ho voluto premiare una tale spinta eroica.

 

Pensando con lungimiranza, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio cursus honorum non può che concludere con il premio Nobel. Ma nel frattempo conto di togliermi tante altre piccole soddisfazioni attraverso la poesia, la musica e la mia attività di regista cinematografico.